domenica 25 gennaio 2026

I servi meritano di essere umiliati

L'attuale bullismo statunitense è il fallo di reazione di un bieco gigante che sente di aver perso il predominio. Una reazione scomposta tipica della profonda ignoranza, la quale genera la cieca violenza. Un paese fuorilegge rimasto al far west, ovvero alla prepotenza di una propria fantomatica epopea in cui gli altri sono solo epigoni e il mondo è una personale frontiera di conquista. 
Ma peggio del pistolero è sempre il suo gregario, squallida comparsa a cui vanno gli avanzi del bottino. E quelli siamo noi, ingaggiati per quattro denari. Adesso che il capo ci sputa addosso il suo disprezzo e ci rinfaccia la nostra inutilità ci ritiriamo smarriti come cani bastonati, attenti a non farci sparare addosso da entrambi i fronti, dal nemico e da quello che credevamo il nostro invincibile alleato. I servi meritano di essere umiliati. Abbiamo spalleggiato ogni nefandezza nel nome di un interesse superiore, valutando, meschinamente, non di stare nel giusto, ma con il più forte. 
Ad offendere la memoria dei nostri soldati morti nei teatri di guerra in medioriente non sono gli Stati Uniti, ma noi, con la nostra cattiva coscienza, per averli coinvolti in conflitti che sapevamo sbagliati.

giovedì 9 ottobre 2025

Un grido senza voce

 


Con prudenza si può sperare che una più matura e partecipe coscienza e resistenza verso l'imbarbarimento politico-democratico - nazionale e internazionale -  stiano facendosi strada.

L'adesione oceanica allo sciopero generale e alla manifestazione pro Gaza è apparsa, in verità, quanto mai insperata. Purtroppo, chi in Italia dovrebbe raccogliere e tradurre politicamente le istanze di quel popolo in marcia si rivela, da tempo, assolutamente inadeguato. È lapalissiano che non manchi un bacino elettorale a sinistra; ciò che manca, da troppi decenni, è una classe politica credibile che ne sia autentico interprete e megafono. Non basta, per i leader di partito, confondersi tra la folla del corteo per ergersi a suoi paladini. L'esercizio sterile della retorica incendiaria delle dichiarazioni pubbliche viene puntualmente tradito tra gli anfratti dei palazzacci romani del potere. 

sabato 30 agosto 2025

Il buono, il brutto e Netanyahu

 

In un momento topico di "Il buono, il brutto, il cattivo" del 1966 di Sergio Leone, il protagonista dice una battuta che dischiude il meccanismo drammaturgico su cui poggia l'intera sceneggiatura del film: "Io dormirò tranquillo perchè so che il mio peggior nemico veglia su di me". Tale paradosso, che ha fatto la fortuna della pellicola, può essere usato per spiegare ciò che lo Stato d'Israele ha scientificamentee e abilmente perseguito in Palestina per decenni verso le istanze palestinesi più estremiste come Hamas.

I migliori alleati dei sionisti, nel loro scellerato progetto di ricreare la fantomatica Grande Israele, non sono gli Stati Uniti d'America, ma l'organizzazione politico-militare di Hamas stessa. Il terrorismo antagonista è da sempre la più efficace arma di propaganda dei governi per giustificare i propri piani abietti e indifendibili. Nell'annosa questione palestinese è ampiamente documento che Hamas è stato surrettiziamente fomentato e agevolato dagli stessi israeliani a svantaggio delle formazioni arabo-palestinesi più moderate. A esplicitare questo perverso disegno fu lo stesso Netanyahu alla Knesset nel 2019: "Chiunque voglia evitare la creazione dello stato di Palestina deve supportare Hamas, deve sostenere finanziariamente Hamas. Questo è quello che stiamo facendo, questo è parte della nostra strategia: finanziare Hamas affinchè non ci sia mai lo stato di Palestina". 

venerdì 18 aprile 2025

La cambiale pagata

Gli Stati Uniti d'America sono un cancro che ha infestato tutta l’Europa dal secondo dopoguerra ad oggi. Nel 1949 la minaccia russa alle porte ci ha gettati in braccio al nostro aguzzino. Da allora hanno polarizzato il quadro internazionale e schiacciato l'Europa in una morsa, avvantaggiandosene politicamente ed economicamente. Il loro subdolo neocolonialismo si è insinuato carsicamente nel nostro tessuto sociale per decenni, corrompendo lo spirito europeo e, come un parassita, si è approfittato della debolezza del suo ospite e ha proliferato a nostre spese. Hanno contrabbandato il loro vuoto vitalismo come sintomo di rinascita e noi, inebriati, abbiamo brindato al boom economico che ci ha fatti schiavi. Ci hanno letteralmente comprati con il Piano Marshall e, legittimamente, si sono sentiti padroni a casa nostra. Una metastasi lenta, una pulizia etnica che ha smantellato millenni di storia e di cultura europee per sostituirle con il nulla prezzolato, con un individualismo bieco e un'omologazione al peggio, con una visione materialista e predatoria della vita che giustifica ogni nefandezza con la logica del profitto. L’Europa fu divisa obtorto collo in due blocchi, noi scegliemmo il meno peggio, ma non siamo stati liberati, siamo stati colonizzati. 

domenica 9 febbraio 2025

Napoli è un trucco

Napoli vive da sopravvissuta. E il fatalismo di un sopravvissuto è la cifra della sua maschera tragicomica. L'ombra del monito fatale si allunga perenne sulla città, ogni giorno ha il sapore dell'ultimo. Quindi essa vive "alla giornata", che non significa vivere con leggerezza, ma, al contrario, in profondità, come il sangue magmatico che le dà sia la vita che la morte. Una poetica della precarietà sedimentata in millenni, un esorcismo collettivo che è un antidoto alle distorsioni e alle distrazioni del mondo. Napoli è un trucco sgamato, una magia a cui necessariamente ciascuno crede. È la più vitale delle città, perché è la più precaria tra esse. Ccà se more è il suo inno, che è un inno disperato alla vita. La sua gioia è un sussulto di gioia, il suo bel mare un'onda di malinconia.


domenica 8 dicembre 2024

Caino e Abele

La rituale e pubblica santificazione dei ragazzi uccisi dalla movida violenta cala sulla loro atroce sorte un velo lordo di ipocrisia. Le messe cantate per dipingerli come angeliche vittime non omaggiano la loro memoria, ma la oltraggiano, occultando cinicamente tra l'incenso le nostre responsabilità. Sono un modo di lavarsi la coscienza, frapponendo una vile distanza tra loro e noi. La loro quotidiana normalità è stata freddata, non la loro santa eccezionalità, una normalità che oggi, colpevolmente, viene oltraggiata e non siamo in grado di garantire. 

Ciò che si elude pilatamente è una riflessione seria e sincera sulle ragioni della violenza a buon mercato dei loro aguzzini, sulla banalizzazione del male che ormai abbiamo sdoganata. Forse perché le ragioni di tale deriva sono scomode da ammettere. Piuttosto, chi si azzarda in analisi sociologiche corre il  rischio di essere additato di qualunquismo; chi cerca di capire è accusato di giustificazionismo. 

lunedì 26 febbraio 2024

La Meloni e il coniglio

 

In merito al disegno di legge sull'autonomia differenziata c'è una legittima preoccupazione da parte dei cittadini del Sud Italia. Il dibattito pubblico al riguardo, con lo scontro tra il Presidente del Consiglio Meloni e il Presidente della Regione Campania De Luca, ha invece assunto toni grotteschi che umiliano, innanzitutto le istituzioni, ma soprattutto la sacrosanta pretesa di assistere ad un serio confronto tra le opposte ragioni. 

La manifestazione a Roma, promossa da De Luca con un manipolo di sindaci, non ha ricevuto udienza dal Governo, servendo fatalmente solo al teatrino delle parti. Ma chi governa ha il dovere di non sottrarsi allo scontro d'idee, pur se mosso strumentalmente. Alla Meloni si chiede: è la riforma dell'autonomia differenziata rilevante per il futuro dello Stato? è, inoltre, la Campania una Regione cardine per il traino del Mezzogiorno, e, dunque, del paese? Se la risposta è si, ebbene, non scappi dal confronto pubblico richiesto da De Luca a proposito. Il dibattito in Parlamento si è dimostrato quantomai inadeguato, in quanto i diversi partiti, al loro interno, hanno mostrato diverse posizioni in merito, trattandosi di questione non di appartenenza politica, ma territoriale. Dunque, per rivendicare le ragioni del Governo sul disegno di legge, è auspicabile un suo confronto diretto con i rappresentanti politici promotori del dissenso, De Luca in primis. 

I cittadini hanno il diritto di assistere ad un dibattito serio su questo tema così determinante per il futuro del paese. Se si sottrae, vuol dire che la Meloni, di fronte al destino dell'unità d'Italia, che tanto dice di amare, scappa. Scappa di fronte alle proprie responsabilità esattamente come il suo Duce, travestito da coniglio per raggiungere la frontiera.

martedì 2 gennaio 2024

Fermatevi

Fermatevi. L’abbagliante euforia, per l’incedere della neonata intelligenza artificiale nelle nostre vite, impone una riflessione sulla deriva di tale frontiera se non è governata. Ciò che potrebbe profilarsi all’orizzonte è terribile e, tuttavia, non sembra adeguatamente allarmare.

Ad emblema di tale sottovalutazione del problema, se non addirittura omissione di esso, si cita un articolo sintomatico del «Corriere della sera» del dicembre 2023 dal titolo Microsoft Copilot ora può creare canzoni (con testo e musica): un’agiografia del fenomeno di proliferazione di applicazioni e piattaforme fondate sull’intelligenza artificiale generativa che suppliscono completamente il processo creativo dell’artista. Ciò che maggiormente atterrisce e indigna è il tono di tale articolo - uno fra i tanti sul tema -, il quale le promuove acriticamente, senza alcun accenno agli stravolgimenti ed alle enormi questioni che esse sollevano. Chi si illude che l’intelligenza artificiale sia solo un supporto alle attività umane senza rimpiazzarle del tutto, si sbaglia. Nell’era della tecnica, nella quale siamo avviluppati, il primato dell’uomo era già compromesso ancor prima dell’avvento di tali tecnologie, le quali accelereranno un processo già in atto, anzi, ne sono l’estrema conseguenza. Non sfuggono l’utilità e le potenzialità di esse per alleviare o evolvere diverse attività umane, ma, accecati dai loro prodigi, si ignora la rotta intrapresa. La storia ci insegna che innovazione e progresso viaggiano su due binari separati, non sempre coincidenti: anche gli ordigni nucleari furono il prodotto di un’entusiasmante innovazione tecnologica. Dunque, non si obietta l’intelligenza artificiale in sé, ma la sua deflagrante applicazione, fideistica e indiscriminata, anche in ambiti delicati ed edificanti (edificanti in senso letterale) come l’arte.

mercoledì 1 novembre 2023

Una spremuta d'arancia

La guerra non è la conseguenza di un dialogo non terminato o non compreso, la guerra si sceglie di farla.

Eppure, puntualmente, a commento di essa, alcuni intellettuali o esperti si affannano, come Cassandre stonate, a spiegare le ragioni dei conflitti, a raccontare lo strazio per i civili, a proporre faticosissime soluzioni.      

Cadono nell'equivoco di una presunzione moralista secondo cui il bene guiderebbe le nostre vite, come se la ragione di pochi potesse fermare la barbarie di molti. In realtà, a tanti sono ben chiare le ragioni dei conflitti, le inenarrabili tragedie che comportano, ma, nonostante questo, essi anelano la guerra e le sue conseguenze. La guerra, difatti, prima ancora che come scontro culturale e sociale, si configura come fenomeno antropologico; attiene alla costituzione primordiale del genere umano, alla violenza prevaricatrice che precede la pietà, la quale non è patrimonio genetico di tutti, ovvero al sadismo che pervade alcuni, retaggio del nostro essere animale: esseri primitivi, incivili insomma.

Alle colpe di governi sanguinari capeggiati da siffatti uomini, si somma l'ipocrisia della massa inerte a cui vengono preventivamente celati i volti e le urla strazianti delle vittime durante i reportage dai teatri di guerra. E di uno show si tratta, in effetti, edulcorato a vantaggio della cattiva coscienza collettiva, un veleno propagandisticamente somministrato a piccole dosi per renderci immuni da qualsiasi nefandezza.        

La cultura alla pace e al dialogo tra i popoli, la conoscenza possono aiutare. Ma il sentire comune è talmente anestetizzato al dolore altrui che non bastano. Bisognerebbe strappare via il sipario della messa in scena e fare pratica viva, dare letteralmente corpo alle sofferenze degli altri. Pubblicità "progresso", campagne di sensibilizzazione di massa atte a disturbare il sonno della ragione in cui siamo avviluppati, che insinuino nella cinica quotidianità i nostri simili martoriati dalla nostra indifferenza. Per i più recidivi immagino centri di educazione all'umanità, magari vecchie caserme militari in disuso. Una detenzione forzata alle pene del prossimo, con forme di coercizione alla compassione: come il "trattamento Ludovico" in Arancia Meccanica, ore ed ore di filmati senza censura dello strazio dei civili vittime di guerra, con meccanismi di costrizione oculare che non consentano di chiudere gli occhi o distogliere lo sguardo: uomini, donne e bambini in disperazione, tra cumuli di macerie, mutilazioni e morte ovunque. Cacciargli negli occhi le aberrazioni del presente, cavargli una lacrima con la forza.

Agli irrecuperabili andrebbe tolto il diritto di voto e la patria potestà, affinché non allevino altre bestie, come loro.

lunedì 10 luglio 2023

Addio Colin


Capita, in un'afosa mattina di luglio, di ingarellarsi con un giornalista di un noto network automobilistico nei commenti a margine di un video di YouTube. Motivo del contendere la pubblicazione da parte della testata giornalistica del "primo contatto" della Lotus Eletre, "hyper SUV di oltre 5 metri, con un peso sulla tara di oltre 2 tonnellate, ma, soprattutto, a trazione elettrica", appena presentato. Ad indurmi a contestare il tono encomiastico del video - più correttamente, sarebbe giusto dire a costringermi - è stata la chiosa al pezzo del giornalista: "Alcuni ingegneri Lotus, mi hanno raccontato durante questo evento di Oslo, come il figlio di Colin, Clive, avesse scoperto negli anni passati bozzetti e tracce di una Lotus familiare esclusiva, insomma una progenitrice della Eletre".

Non ho saputo esimermi dal commentare quanto non sia degno di una testata giornalistica seria citare fantomatici bozzetti di Colin Chapman, riguardo una "familiare esclusiva", per giustificare l'oltraggio che la holding cinese Geely Holding Group (che ha acquistato il marchio nel 2017) sta facendo alla memoria di ciò che ha rappresentato il marchio Lotus nella storia dell'automobilismo. Si cerca forzatamente di tessere un filo con il passato Lotus, ma, in realtà, quel filo è stato maldestramente spezzato. Come me presuntuosamente credo la pensano in tanti, di certo i fortunati possessori di una Elise oppure di una Exige (per un brand ha ancora un valore il parere dei suoi storici clienti?). 

Casomai - ho suggerito -, nell'era dei SUV, un servizio automobilistico interessante sarebbe andare alla ricerca di quei bozzetti, per vedere come Chapman avesse declinato il suo emblematico "less is more" anche in quel caso. Ma, forse, questo è chiedere troppo, nell'era in cui anche il giornalismo è in "evoluzione". La coda velenosa al mio commento è stata che una cosa è raccontare il cambiamento in atto, un'altra è condividerlo; ammenoché, da parte delle testate giornalistiche del settore, non vi sia un tornaconto. 

venerdì 23 dicembre 2022

Matrimonio all'italiana

Il problema dell'Italia non è la destra, che ha divorato le menti e il cuore della maggioranza inerte del paese. La destra fa "la destra", attua meccanicamente ciò che ha in programma di fare (in modo militaresco), e ci riesce benissimo. Anche perché propagandare e mettere in pratica i disvalori di destra è molto più facile che seminare e fare fruttare i valori di sinistra: fare appello all'individualismo e alle insicurezze di una massa di individui è molto più semplice che far germogliare in essi il senso di comunità e la comprensione reciproci.

Il problema del nostro sventurato paese è, piuttosto, la sinistra, la sua colpevole sufficienza. Dalla morte di Berlinguer è iniziato il suo storico declino, come lo spegnersi di un faro della coscienza civile. Ma è dalla discesa in campo di Berlusconi del 1994 che la sinistra, invece di avere un sussulto, ha sventuratamente smarrito, e poi tradito, il senso della sua ragione d'essere: si è registrato un indietreggiamento graduale su tutti i fronti, una compromissione al ribasso che oggi è diventata corresponsabilità, complicità.

Un meccanismo perverso che Giorgio Gaber, nei suoi profetici monologhi, aveva ampiamente previsto: la dissoluzione in atto dell'individuo, dunque del popolo, quale pilastro della democrazia. Ciò che è più grottesco è che anche lui, scegliendo per moglie una donna forzista, avrà ceduto al compromesso, contrabbandando la parte più ideale di sé al demone affascinante della destra, sentenziando l'ineluttabilità e l'irreversibilità della degenerazione in corso.




sabato 5 marzo 2022

L'Europa ha un solo grande futuro, dietro di sé.

Stupiti, scopriamo in questi giorni che Putin è un pazzo sanguinario. Tutto giusto, quindi inutile ripetere ciò che è di dominio pubblico su di lui e la sua criminale invasione ucraina. Ma, di quanto la NATO - cioè gli americani - sia corresponsabile di questa guerra annunciata, pochi, nelle testate occidentali, parlano, e quei pochi che lo fanno vengono additati di lesa maestà.    

Gli USA provocano consapevolmente e sistematicamente la Russia dalla fine della seconda guerra mondiale, polarizzando il quadro internazionale e schiacciando l'Europa in una morsa, avvantaggiandosene politicamente ed economicamente. A confermarlo ci sono le parole dell'attuale Presidente degli Stati Uniti Biden che, riguardo all'incauto allargamento ad est della Nato, disse nel 1997: "Io penso in primo luogo che l'ammissione a breve termine nella NATO degli Stati Baltici provocherebbe delle conseguenze negative nei rapporti NATO e Russia, tra USA e Russia. Se mai esistesse una circostanza capace di far propendere verso una reazione vigorosa e ostile la Russia, sarebbe proprio questo".

Per queste ragione gli Stati europei dovrebbero, con un colpo d'ala, sciogliere la santa alleanza con gli americani, uscire dalla NATO e federarsi - finalmente - negli Stati Uniti Europei, dichiarandosi neutrali. Il Patto Atlantico è un abbraccio mortale che avvantaggia solo gli Stati Uniti d'America, ergendoli a guida dell'Occidente. Ma questa autorevolezza sugli altri Stati è arbitraria, uno status ereditato come bottino di guerra dalla fine del secondo conflitto mondiale e esercitato con protervia nei decenni a seguire.

Al contrario il popolo statunitense ha pochi primati di cui vantarsi. L'americano medio è gonfiato sin da piccolo da un nazionalismo becero ed è fieramente arrogante rispetto agli altri, ergendosi impettito su chiunque provenga da un altro paese - e non si comprende su che basi: un paese relativamente giovane - dunque un nano della storia - la cui genesi racconta di uno sterminio degli indigeni propagandato per "conquista del west". L'imprinting è dunque quello di conquistare e depredare ammantandolo di eroismo. E, forse, l'arroganza USA è sintomo proprio di un inconscio complesso di inferiorità verso gli altri paesi. 
Ed hanno ragione a sentirsi tali. Non hanno nulla da insegnare all'Europa o alle altre regioni del mondo, nessun primato da sventolare orgogliosamente, se non quello esibito attraverso la bruta forza militare. Sono una costola della millenaria civiltà mediterranea, un surrogato ignorante venuto pure parecchio male. Avrebbero dunque bisogno di una gigantesca seduta psicoanalitica di massa. A fargliela - inascoltati - ci hanno pensato alcuni loro grandi intellettuali, che, infatti, appartengono tutti alla controcultura. Sono i "non allineati" al mantra comune del sogno americano. In verità, il grande sogno americano è un bluff sul tavolo da gioco del mondo, un incubo. La tanto osannata democrazia americana è una farsa, il loro modello sociale lo è. Una società armata fino ai denti, strada per strada, pianerottolo per pianerottolo e divisa in caste: una manciata di Paperoni e una massa nevrotica di acquirenti compulsivi. Tutto è profitto, tutto fa business, finanche la salute (se non hai la possibilità di pagarti un'assicurazione sanitaria ti lasciano crepare!). Nelle grandi metropoli americane, così come nelle loro sconfinate praterie, hai l'impressione che se chiudi i grandi megastore non sai dove andare. Il Dio denaro diffonde la sua legge amorale su ogni cosa e le pecore vanno dove vuole il cane. Cosa avremmo da imparare dal vuoto benessere che ci propagandano giornalmente? Per bombardare altri Stati non servono necessariamente i missili e e truppe, bastano il marketing, le big tech, le bibite gassate.
Inoltre, la comune solfa che dobbiamo essergli eternamente riconoscenti per averci liberati dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale è un falso storico. Il nazifascismo che infestava l'Europa fu sconfitto da un'alleanza eterogenea di paesi, tra cui Ighilterra e, soprattutto, la Russia (Auschwitz e Berlino furono liberate dall'Armata Rossa): quindi dovremmo essere riconoscenti e genufletterci a vita anche ai russi? Eppure, proprio perché "bombardati" da decenni di propaganda filostatunitense e di film propagandistici hollywoodiani, dove c'è sempre qualche yankee che, all'ultimo respiro, salva il mondo dalla catastrofe, alla domanda su chi abbia sconfitto i tedeschi nel secondo conflitto mondiale, i più rispondono candidamente "gli americani", dimenticandosi degli altri.
Comunque sia, essere riconoscenti non significa essere sudditi, le cambiali non durano in eterno. Dalla fine del secondo conflitto mondiale, invece, gli USA, con il pretesto di "difendere gli alleati e la libertà", hanno piantato la propria bandiera e le proprie truppe in tutta Europa. A che titolo? per difendere quali interessi, e di chi? L'Europa non ha bisogno degli USA per progredire e gestire la propria politica estera. Ha bisogno, piuttosto, di liberarsi dalla arbitraria polarizzazione dei blocchi USA-URSS che la stritola, emanciparsi e stabilire una terza via, la nostra.
Se anche la NATO non c'entrasse nulla con l'invasione dei russi dell'Ucraina, ma questa fosse solo il frutto dell'interventismo di un nevrotico assassino, sarebbe comunque un'irripetibile occasione per cambiare la Storia ed immaginare un futuro diverso per l'Europa e, dunque, per il mondo intero. Non sarebbe un voltare le spalle al popolo ucraino, ma il modo per salvare tutte le Ucraine di oggi e di domani. Potremmo tornare ad essere il faro del mondo e non vivere di riflesso, come facciamo oramai da troppo tempo.
Che farebbero gli amici americani rispetto a ciò, ci bombarderebbero? ci sanzionerebbero? Allora tanto vale ammettere che la NATO è un ricatto, non una federazione paritetica di Stati. Gli americani non potrebbero che prendere atto di una svolta del genere, allineandosi. Nello scacchiere internazionale hanno bisogno di noi almeno quanto noi di loro. Cambiare il paradigma non solo è possibile, è doveroso. Lo dobbiamo agli ucraini di oggi e a quei nostri patrioti che contribuirono più di ogni altro a liberarci dal nazifascismo e che scrissero in Costituzione "l'Italia ripudia la guerra". Nel caso specifico, bisogna trattare direttamente con la Russia per il ritiro dall'Ucraina, intavolare accordi di pace lungimiranti che tengano conto dell'interesse comune ad avere proficue relazioni di vicinato, senza faziose ingerenze esterne. 
A causa del deterrente nucleare risulta comunque improbabile un coinvolgimento diretto statunitense sul campo - gli apparati americani sono abituati a giocare col fuoco, ma lontano dalle loro case. Ciò che interessa unicamente agli americani è rinnovare il proprio status di guida all'interno della NATO e a livello internazionale. In questo le tensioni che ciclicamente flagellano il nostro tempo li aiutano. Tensioni, quindi, il più delle volte create ad arte, come lo scientifico avanzamento ad est della NATO negli anni. Nel loro Risiko ideale, il mondo è diviso costantemente in due: i cattivi, i rozzi russi e cinesi, e i buoni, loro, gli "illuminati", e noi a scodinzolare affinché il padrone ci porti a pisciare. L'Europa ha l'obbligo morale di fronte alla Storia di sabotare questo meccanismo perverso. Parafrasando una vecchia battuta sul matrimonio, la NATO è la capacità di risolvere in tanti i problemi che da soli non avremmo. L'Europa ha un solo grande futuro, dietro di sé. Si riappropri della sua Storia, del suo immenso patrimonio di civiltà sedimentato nei milleni, per guidare un nuovo umanesimo.
In coda, un grazie al giornalista Marc Innaro, corrispondente da Mosca della RAI, stranamente sparito dai palinsesti dopo aver semplicemente allargato l'orizzonte d'analisi della guerra in corso oltre le conclamate nefandezze di Putin, tirando in ballo anche le responsabilità della NATO. Altro doveroso ricordo al compianto Giulietto Chiesa che, come Cassandra, andava denunciando tutto questo in tempi non sospetti, quando Putin dormiva ancora nel letto del nostro Presidente del Consiglio in Costa Smeralda e la nostra destra ne tesseva le lodi di grande statista, ergendolo ad esempio per l'intera Europa.



mercoledì 2 febbraio 2022

L'eclisse di Monica


"La Vitti" era una reduce, la sua epoca da tempo non c'era più. La sua proverbiale sobrietà, nella vita e sul set, stonava con gli sguaiati artisti di oggi che si dimenano dietro le telecamere o sbraitano dentro i microfoni inseguendo la fama. Anche per questo, nell'epoca del Talent Globale, dove cinque minuti di ribalta non si negano a nessuno, lei aveva scelto, da anni, di ritirarsi dalle scene. Come tutti i grandi a fine recita, aveva fatto una passo indietro, lasciando i riflettori alle comparse di oggi.
Noi che abbiamo amato lei, i Volonté, i Lennon, i Totò, i Morricone, oggi siamo ancora più orfani e le tributiamo un ultimo applauso e le diciamo un commosso grazie, sperando che la grande arte ritorni presto ad essere protagonista, a indagare il presente e a scrutare il futuro.

mercoledì 13 gennaio 2021

La mossa del cavallo


La mossa di Renzi di ritirare le sue ministre dal governo è stata quasi obbligata, e pochi osservatori ne hanno colto le reali motivazioni. Alcuni ne hanno preconizzato la fine politica, supponendo che il leader di Italia Viva paghi alle prossime elezioni il fatto di aver aperto una inspiegabile crisi di governo in un momento drammatico per il paese. È il contrario. Renzi è leader di un partito agonizzante, che galleggia ormai costantemente sotto il 3%. Durante i mesi passati nel secondo governo Conte - governo che in modo determinante ha contribuito a far nascere - ha visto lentamente erodere il suo consenso elettorale e personale. Ciò che più è stato allarmante per lui, è constatare che tale erosione dei voti è stata indipendente dal successo o meno delle iniziative del governo. Restare oltre, fino alla naturale fine della legislatura, avrebbe significato consegnarsi ad estinzione certa. L'unica opzione possibile per lui era divincolarsi da questo abbraccio mortale ed uscire dal governo, dandosi così un'altra possibilità, ritornando in primo piano, smarcandosi soprattutto dalle gravose responsabilità che avrebbero colpito l'esecutivo nei prossimi mesi (ad esempio, rispetto alla cassa integrazione che sta per finire, ai ristori insufficienti, alla scuola che non riapre, alla terza ondata della pandemia in arrivo, etc.). 
Notoriamente, nelle situazioni di crisi, si avvantaggia elettoralmente chi è all'opposizione, in quanto non ha l'obbligo di trovare soluzioni, ma si trova nella favorevole condizione di cavalcare strumentalmente il malcontento della popolazione. Renzi conosce benissimo tali dinamiche e le sue critiche al governo sono ovviamente pretestuose, servono solo per giustificare questa ennesima mossa del cavallo e lasciare. Come ha ricordato durante la conferenza stampa con le ministre dimissionarie, "la bici cade quando sta ferma, non quando è in movimento". Dunque Renzi si è mosso dall'immobilismo in cui era costretta la sua figura ed il suo partito per non cadere, per non morire. L'importante era agire, anche se in modo maldestro e impopolare. Solo le elezioni a breve segnerebbero definitivamente la fine della sua carriera politica, ma, il suo, è un rischio calcolato, sapendo bene che tale opzione è scongiurata, perché il Quirinale non vuole elezioni in piena crisi pandemica. Al massimo, se l'attuale maggioranza non dovesse trovare i numeri per proseguire, si prospetterà l'esigenza di un governo di transizione di unità nazionale. Ci aspettano, comunque, mesi di arringhe patriottiche dai banchi di Italia Viva, sul senso dello Stato e della democrazia, da parte di colui che disse che se avesse perso il referendum costituzionale del 2016 avrebbe abbandonato la politica, e che da segretario del Partito Democratico nel 2017 ebbe a dire "Non è accettabile che nel 2017 ci siano ancora i piccoli partiti che mettono i veti". 
Ottima mossa senatore, scacco matto al paese.

venerdì 25 settembre 2020

Democrazia diretta un cazzo


Il Movimento Cinque Stelle ha un merito innegabile: quello di aver incanalato l'avversione legittima degli italiani verso la politica in una forma democraticamente sostenibile in un periodo di forte crisi della rappresentanza da parte dei due storici schieramenti parlamentari. Quel Movimento immaturo, nato da una protesta più che da una proposta, ha avuto vita facile nel corpo vivo di un paese agonizzante. O
ggi che tale soggetto politico è divenuto protagonista della vita pubblica del paese, il pressappochismo, le fastidiose note di qualunquismo e le ingenuità, inevitabili in un Movimento sorto dal nulla come quello, ne minacciano il futuro. I numeri impietosi delle elezioni amministrative sono solo l'ultimo campanello d'allarme di un Movimento che non è capace di sopravvivere a se stesso.
Il nervosismo che traspare dalle dichiarazioni  post voto delle "diverse anime" che lo compongono tradisce, ancora una volta, una reazione epidermica e istintiva e una mancanza di quella re-visione profonda che, potenzialmente, il Movimento incarnava al suo nascere. Tra le tante incaute dichiarazioni, quelle che fanno più rumore sono sicuramente quelle del fondatore del Movimento. Nel commentare la disfatta elettorale, Beppe Grillo ha riesumato un vecchio mantra del Movimento, forse il più emblematico di tutti, cioè di non credere nella democrazia rappresentativa, ma nella democrazia diretta. La coerenza non c'entra in questo caso, c'entra più l'inettitudine all'autocritica, come colui che perdendo al gioco rovescia il banco asserendo che questo fosse truccato. Un cambio di paradigma legislativo come quello auspicato dal garante Cinque Stelle non è deleterio in sé, ma andrebbe fatto a valle di un trentennale processo di investimenti nella scuola, nella cultura, e nella ricerca. Alla luce della situazione dell'Italia di oggi, culturalmente devastata da decenni di governi di una destra populista e di una sinistra smemorata, "l'uno vale uno" su cui si fonda l'idea di democrazia diretta sponsorizzata da Grillo è pura demagogia autolesionista. Avrebbe senso in un paese serio, che investe regolarmente percentuali consistenti del proprio PIL sulla crescita culturale dei propri cittadini. Purtroppo i dati statistici europei al riguardo ci vedono ormai cronicamente in fondo alla classifica, conseguenza per cui siamo di gran lunga il paese con la popolazione più stupida d'Europa. Tutte le rilevazioni sull'analfabetismo funzionale nei paesi occidentali degli ultimi anni vedono l'Italia tristemente in cima alle classifiche. La riprova è il consenso smisurato di cui gode la propaganda leghista, che si giova meschinamente dell'ignoranza che ammorba l'italiano medio.

giovedì 14 maggio 2020

Aisha Romano


Le ideologie, spesso citate per giustificare le azioni umane, non sono di per sé né buone né cattive. Sono solo strumenti in mano agli uomini, che possono usarle per seminare pace o morte. Per questa ragione è ignobile e desolante nel 2020 accanirsi su una ragazza appena liberata da un sequestro, infamandola perché "ha la divisa di un altro colore". Non era una cristiana quando è partita, né una musulmana quando è tornata. Silvia è solo una ragazza che è tornata finalmente a casa.

domenica 15 marzo 2020

Il virus

"Dio disse: «Facciamo l'uomo: sia simile a noi, sia la nostra immagine. Dominerà sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, sugli animali selvatici e su quelli che strisciano al suolo»" (Genesi 1,26). Tra le tante bestemmie scritte nella Bibbia, questa è la più infame. Non è stato Dio, ma, casomai, l'arroganza dell'uomo ad aver creato un Dio a propria immagine e somiglianza, ponendo sé stesso al centro della creazione.
Noi siamo ospiti sulla Terra, così come tutti gli altri esseri viventi. La vita su di essa fa tranquillamente a meno di noi, lo ha fatto per miliardi di anni prima della nostra comparsa. Quando finirà l'incubo del covid, se riprendiamo a violentarla come prima e a scannarci a Wall Street, allora avremo meritato di essere spazzati via definitivamente da essa, come il virus più mefitico. Se non impareremo la lezione, peggio per noi. 



domenica 26 gennaio 2020

Citofoni d'Italia


In Italia tutti c'hanno "figli da mantenere”. E per questa ragione... i giornalisti fanno le mezze domande, i politici tirano a campare, gli insegnanti non bocciano, gli imprenditori si arrangiano... 
Però, quando Salvini citofona, tutti si scandalizzano. La verità è che Salvini ci somiglia, come tutti i pupari che l'hanno preceduto al governo del paese. Forse mentono più di noi, rubano più di noi, si prostituiscono più di noi, ma non sono peggio di noi. I popoli non vanno in rovina per colpa di governi infami, ci sono governi infami perché ci sono popoli in rovina. Tutti c'hanno "figli da mantenere", e, così, il paese lentamente muore. Anche Falcone e Borsellino ce li avevano i figli. Anche Dalla Chiesa, Ambrosoli, Matteotti. Ce li avevano anche loro, ma hanno scelto diversamente, diventando i Padri della Patria e noi tutti i loro figli, ingrati.

sabato 24 agosto 2019

Capitano di fregatura


Prendete il paese ideale: disoccupazione al minimo, servizi sociali eccellenti, pensioni alte, delinquenza inesistente. Poi prendete un politico, spregiudicato ed irresponsabile, che soffia sulle paure e le insicurezze della gente. Ebbene, in quel paese ideale, alle elezioni tale politico prenderebbe una cospicua ed immotivata percentuale di voti. Una prova? Il piccolo comune di Cavargna: 214 anime del comasco al confine con la Svizzera, che alle scorse europee si è guadagnato il titolo del "paese più leghista d'Italia", tributando al Capitano un plebiscito di preferenze, arrivando alla percentuale bulgara dell’86,79%. La motivazione addotta dagli elettori del piccolo comune alpino ai cronisti accorsi per spiegare il fenomeno è stata l'invasione di migranti. A Cavargna immigrati non ce ne sono, e, plausibilmente, i vetusti cittadini comaschi non ne hanno mai visti alcuno nella loro cittadina. Eppure, la percezione di quei cittadini è quella di una emergenza in atto. The Beast, lo staff della comunicazione di Salvini, conosce perfettamente queste dinamiche e le frutta in maniera sistematica e sovversiva. La propaganda fa apparire anche orde di neri islamici in cima alle alpi. Si riesce addirittura a far passare per paladini dell'integrità politica un partito che gridava "Roma ladrona" mentre distraeva 49 milioni di sovvenzioni pubbliche (Salvini ancora non ha risposto riguardo alle equivoche relazioni con alcuni faccendieri russi). 
Cercare di interpretare la realtà per migliorarla è molto più difficile che servirsene per i propri interessi. Un politico cerca di fare la prima cosa, un professionista  della poltrona la seconda. In questo il Capitano non è differente dal Presidente pregiudicato Berlusconi, è il suo epigono nell'era dei social: così come Berlusconi si è servito delle sue televisioni e dei suoi giornali come megafono per montare la sua figura di paladino della patria, così Salvini si serve di internet e dei social network. Oggi chiunque ne abbia il talento e la spregiudicatezza può usare i social per creare consenso intorno a sé, in qualsiasi campo. Un grande fratello sempiterno e globale in cui ogni cretino può aspirare a diventare protagonista ed opinionista - magari ministro -, nostro malgrado. Infatti, il vero nemico di Salvini non è né la sinistra né i cinque stelle, ma il black out dei server... come per la Ferragni.

venerdì 21 dicembre 2018

Via Orazio e il mito della caverna

Via Orazio è una strada panoramica di Napoli che, partendo da Mergellina, risale la collina di Posillipo svelando alla vista tutta la bellezza del golfo. Ma ci saranno abitanti di via Orazio che non possono godere di quel meraviglioso spettacolo, perché le loro finestre e balconi sono ostacolati da alti muri o si aprono su cortili interni. Eppure abitano in via Orazio! L'umanità tutta è come questi abitanti: non potendosi permettere un attico con vista sull'infinito, decora muri e addobba cortili adombrati, da sempre. Sorgono così dissidi e liti tra condomini, su come imbrattare i muri o conciare il cortile... dimentichi di abitare in via Orazio.