L'attuale bullismo statunitense è il fallo di reazione di un bieco gigante che sente di aver perso il predominio. Una reazione scomposta tipica della profonda ignoranza, la quale genera la cieca violenza. Un paese fuorilegge rimasto al far west, ovvero alla prepotenza di una propria fantomatica epopea in cui gli altri sono solo epigoni e il mondo è una personale frontiera di conquista.
Ma peggio del pistolero è sempre il suo gregario, squallida comparsa a cui vanno gli avanzi del bottino. E quelli siamo noi, ingaggiati per quattro denari. Adesso che il capo ci sputa addosso il suo disprezzo e ci rinfaccia la nostra inutilità ci ritiriamo smarriti come cani bastonati, attenti a non farci sparare addosso da entrambi i fronti, dal nemico e da quello che credevamo il nostro invincibile alleato. I servi meritano di essere umiliati. Abbiamo spalleggiato ogni nefandezza nel nome di un interesse superiore, valutando, meschinamente, non di stare nel giusto, ma con il più forte.
Ad offendere la memoria dei nostri soldati morti nei teatri di guerra in medioriente non sono gli Stati Uniti, ma noi, con la nostra cattiva coscienza, per averli coinvolti in conflitti che sapevamo sbagliati.
